L'uomo e l'ambiente

Fin dopo la Grande Guerra, la popolazione della Valle di Pragelato ricavava il proprio sostentamento da una stentata agricoltura (patate, segale, avena, lino, orzo, frumento) dall'allevamento del bestiame, dalla produzione di formaggio e latte, dall'utilizzazione dei boschi e, tra il 1860 e i primi del novecento, dall'attività mineraria. Nel 1909 erano censiti circa 1000 vacche, 2000 pecore, 54 capre, 41 cavalli, 257 muli e 103 maiali, dati non molto superiori, almeno per quanto riguarda vacche e pecore, a quelli attuali.

I pascoli
I prato-pascoli di fondovalle e delle radure nei boschi sono habitat creati dall'uomo, che nei secoli eliminò la foresta per allevare il bestiame domestico. Questi ambienti si mantengono solo se sfalciati o pascolati; se abbandonati in pochi decenni divengono nuovamente bosco. Tali prati-pascoli, di grande valore paesaggistico, ospitano un gran numero di erbe; la moltitudine di fiori attira molte specie di insetti, tra i quali i più vistosi sono le farfalle.

Gli arbusteti subalpini
Oltre il limite superiore del bosco gli alberi lasciano posto alle specie arbustive, più resistenti alle difficili condizioni climatiche. L'arbusto più vistoso è il rododendro (Rhododendron ferrugineum), la cui splendida fioritura è osservabile nei mesi di giugno e luglio. Nelle zone più assolate e secche, il rodoreto lascia spazio al ginepro nano (Juniperus nana) mentre nelle vallette umide e nei canaloni percorsi dalle valanghe predomina un terzo arbusto, l'ontano verde (Alnus viridis).

La prateria alpina
Alle quote superiori la formazione vegetale più caratteristica è costituita dalla prateria alpina. Si tratta di un ambiente aperto molto suggestivo che ospita una grande varietà di specie vegetali, per lo più di piccole o piccolissime dimensioni, spesso caratterizzate da fiori appariscenti che, durante la breve estate alpina, danno luogo a spettacolari fioriture.

La vegetazione pioniera
Alle quote più elevate, sui macereti e nelle vallette in cui la neve si trattiene più a lungo, le avversità ambientali permettono la sopravvivenza di un limitato numero di specie particolarmente resistenti. Le piante che incontriamo mostrano adattamenti particolari: fusti striscianti per ripararsi dal vento e per assorbire il calore trattenuto dalle rocce, forme a "cuscinetto" per proteggersi dal freddo e limitare la perdita di umidità, foglioline piccole e coriacee.






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