LE MINIERE DEL BETH

La zona delle miniere Tra il 1700 e la met?del 1800 il numero di abitanti di pragelato e dei villaggi limitrofi fu abbastanza stabile, anche se la debole economia, basata soprattutto sull'agricoltura e l'allevamento, costrinse una parte della popolazione, valutabile intorno al 13% dei circa 1500 abitanti ad emigrar soprattutto in Francia, per sfuggire alla miseria. Nel 1860 l'apertura delle miniere del Beth, a cavllo tra la Val Troncea e la Val Germanasca, costitu?un'importante attivit?economica per la comunit?locale, divenendo un polo di attrazione anche per lavoratori delle vallate vicine.

1. L’ATTIVITA?MINERARIA NELLE VALLI

Cartolina rappresentante l'angolo Tra il 1800 e la prima met?del 1900, la Val Chisone e, in special modo, la Val Germanasca, ebbero un ruolo di primo piano nell’attivit?estrattiva regionale. I principali minerali estratti furono il talco “peiro-duso?(pietra dolce), la grafite o “tèro-niero?(terra nera) e, nelle miniere del Beth, la calcopirite, dalla quale si otteneva soprattutto zolfo (42% del peso del minerale) e rame (7-8 %).

2. LE MINIERE DEL BETH

Ingresso della miniera Bernard Le quattro gallerie che costituiscono le miniere del Beth si trovano a quote comprese tra 2300 e 2850 metri, in condizioni ambientali che rendevano difficile la vita dei minatori e il trasporto del minerale a valle, che poteva essere effettuato solo per pochi mesi l’anno. Lo spessore del filone di calcopirite nella galleria Bernard, l’unica in Val Troncea, era in media di 75 cm e il peso medio di 5 tonnellate al metro cubo.

3. IL LAVORO

Fonderia della Tuccia Gli scavi furono originariamente condotti con mazze, picconi e dinamite, poi con perforatrici meccaniche; il materiale estratto era trasportato alla fonderia della Tuccia, situata oltre 900 metri pi?in basso delle miniere, su slittini (lése) sospinti da ragazzi o da donne, sostituiti successivamente da carrette su ruote trainate da muli. Nel 1898 fu approvato un ingegnoso progetto di teleferica. Il minerale, dopo essere stato lavorato, veniva inviato in gran parte a Marsiglia.

4. LA VITA NELLA MINIERA

Le baracche dei minatori Le condizioni di vita dei minatori erano molto dure; alla fine dell?00 i turni di lavoro erano di 12 - 13 ore giornaliere, dopo le quali gli uomini si ritiravano nelle baracche di legno, a oltre 2700 metri di quota, da cui scendevano a valle nel fine settimana. Gli operai permanevano in quota anche d’inverno, avversati dal freddo e dal continuo pericolo di valanghe, presagio della tragedia del 1904.

5. LA VALANGA DEL 1904

Soccorsi sulla valanga L’epopea dei minatori della Val Troncea sarebbe probabilmente caduta nell’oblio se il 19 aprile del 1904 non si fosse verificata l’immane tragedia. Le copiose nevicate della settimana di Pasqua allarmarono i minatori che, dopo qualche titubanza, decisero di incamminarsi verso valle, divisi in diverse squadre, a causa del grave rischio di valanghe. Fu una precauzione inutile: verso mezzogiorno la valanga travolse sia le squadre gi?incamminate che quelle che attendevano il proprio turno all’interno delle baracche. Il recupero delle salme si protrasse fino a giugno e il bilancio finale fu gravissimo: quel 19 aprile ben 81 minatori persero la vita.
Dopo la grande valanga, le miniere furono riaperte solo in estate; Commemorazione nell'anniversario della valanga
tra il 1904 e il 1910 si lavor?esclusivamente, per problemi economici, l’attivit?estrattiva non riprese. La propriet?cambi?pi?volte, le attrezzature furono smantellate e rivendute e le miniere del Beth definitivamente chiuse.

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